BOTANICA NASCOSTA: UNA SERATA PER IMPARARE A GUARDARE LE PIANTE (E IL MONDO) CON OCCHI DIVERSI

Ci sono incontri che lasciano qualcosa anche quando finiscono. Quello di venerdì 19 giugno, all'Orto Botanico di Astino, è stato uno di questi.

Insieme a Benedetta Gori, divulgatrice scientifica e autrice di Botanica nascosta. Storie, curiosità, superpoteri delle piante dimenticate, abbiamo attraversato un mondo che spesso ci sfiora senza che ce ne accorgiamo: quello delle piante spontanee, delle specie dimenticate, delle storie che crescono ai margini ma che hanno ancora molto da raccontarci.

È stata una conversazione viva, fatta di curiosità scientifiche, memoria, paesaggio e domande sul nostro modo di abitare il pianeta. Perché conoscere le piante non significa soltanto impararne i nomi: significa allenare lo sguardo, rallentare, riconoscere le relazioni invisibili che tengono insieme gli ecosistemi e, in fondo, anche noi.

A dialogare con Benedetta è stata Greta Riva de La Città delle Mille, che ha accompagnato l'incontro con domande attente e mai banali, aprendo uno spazio di confronto autentico, in cui il pubblico ha partecipato con interesse, curiosità e tante riflessioni.

Ci piace pensare che serate come questa siano anche un modo diverso di fare cultura: creare occasioni in cui il sapere esce dai libri, si condivide, si intreccia con le esperienze delle persone e diventa uno strumento per leggere il presente con maggiore consapevolezza. In un tempo in cui il rapporto con l'ambiente chiede nuove forme di responsabilità, ascoltare chi racconta la natura con competenza, passione e sensibilità è un gesto profondamente politico.

Grazie a Benedetta Gori per averci regalato il suo sguardo, a Greta Riva per aver guidato questo dialogo con cura e intelligenza e all'Orto Botanico di Bergamo per averci accolte e accolti in un luogo che, più di ogni altro, invita a fermarsi, osservare e lasciarsi sorprendere.

Ci portiamo a casa tante domande, qualche certezza in meno e una grande voglia di continuare a guardare il mondo vegetale non come uno sfondo, ma come una presenza viva, con cui imparare a costruire un futuro più consapevole.

Fotografie di Roberta Chiaro.