
Il libro esplora in profondità il tema della violenza — fisica, psicologica e simbolica — e del silenzio sistematicamente imposto alle donne all’interno di una società strutturata su basi patriarcali. Non si limita a descrivere episodi o dinamiche individuali, ma mette in luce come l’oppressione sia radicata in abitudini culturali, linguaggi, istituzioni e relazioni quotidiane che finiscono per renderla invisibile o “normale”.
Attraverso un intreccio di testimonianze dirette, riflessioni condivise e analisi collettive, il testo smaschera i meccanismi sociali che trasformano l’esperienza della violenza in colpa, vergogna o isolamento per chi la subisce. La dimensione personale diventa così terreno di indagine politica: ciò che viene vissuto come problema individuale si rivela parte di una struttura di potere più ampia e sistemica.
L’opera non si limita alla denuncia, ma rappresenta anche un appello deciso alla presa di parola. Invita le donne a rompere il silenzio, a riconoscere il valore politico della propria esperienza e a trasformare la consapevolezza in azione collettiva. In questo senso, il libro si configura come uno strumento di emancipazione e di lotta.
Considerato un testo fondamentale del femminismo radicale italiano degli anni Settanta, si distingue per una scrittura diretta, priva di mediazioni accademiche, volutamente collettiva e fortemente politica, capace di coniugare analisi
teorica e urgenza militante.
Nella foto alcuni testi di Rivolta Femminile presenti nel fondo de La Città delle Mille


È stata una delle voci più autorevoli e incisive del femminismo italiano, capace di influenzare profondamente il dibattito culturale e politico del suo tempo. La sua formazione e il suo percorso iniziale si collocano nel mondo dell’arte: iniziò infatti come critica d’arte, collaborando con alcuni dei più importanti artisti contemporanei e affermandosi in un ambiente intellettuale vivace e in trasformazione.
Nel 1970 compì però una scelta decisiva, fondando il gruppo Rivolta Femminile, uno dei nuclei più radicali e innovativi del femminismo italiano. Da quel momento, la sua ricerca si spostò progressivamente dal sistema dell’arte alla politica delle donne: abbandonò i circuiti tradizionali della critica e delle istituzioni culturali per dedicarsi interamente alla riflessione teorica e all’azione politica femminista.
La sua opera ha rappresentato una vera svolta nel pensiero femminista europeo, introducendo concetti e pratiche che hanno messo in discussione non solo i rapporti di potere tra i sessi, ma anche le categorie culturali e simboliche su cui si fondava la tradizione occidentale.